Leggi tutte le News
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing® - Rolfing®: armonia ed equilibrio nella struttura corporea attraverso il tocco e l'educazione al movimento. Integrazione Strutturale, Postura , Benessere, Fascia
Site Content Abstract
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
L’esperienza personale vissuta durante le dieci sedute di rolfing è stata meravigliosamente positiva. La curiosità e i dubbi nei confronti di qualcosa conosciuta per passaparola e poi letta su alcuni siti internet, si è trasformata in qualcosa di unico mai provata prima che ha cambiato in meglio non solo il mio stato di salute fisico ma anche psicologico. E' trascorso ormai un anno dall’ultima seduta eppure difficilmente scordo cio’ che ho provato. Sono rimasto sorpreso quando alla prima seduta dopo aver conosciuto il mio rolfer abbiamo scattato delle foto per vedere il mio modo di stare in piedi e subito dopo la fine di quest’ultima sembravo un’altra persona, più alto, più dritto: avevamo lavorato solamente sulla respirazione ma la sensazione era come se le sue mani sprofondassero nel mio corpo. La seconda seduta è stata quella che ha dato la svolta in positivo al mio stato di salute (trauma al ginocchio). Il mio rolfer ha lavorato alle articolazioni della gambe, ginocchia e caviglie. La seduta è stata un po’ fastidiosa e dolorosa andando via a fine seduta molto scoraggiato. Qualche giorno dopo, senza rendermene conto, salivo le scale senza sedermi sugli scalini e addirittura mi sono sorpreso qualche settimana dopo a salire in corsa le scale per rispondere al telefono. Erano cambiate le mie risorse in modo silenzioso mentre svolgevo le mie azioni e le mie abitudini quotidiane. La terza seduta seduta è stata svolta in posizione laterale ed è servita per mettere in connessione prima e seconda seduta. La quarta seduta è stata svolta anche qui sulle gambe ma anche sul bacino ed il risultato notato dopo la seduta e dopo giorni è stato vedere o meglio sentire i miei miglioramenti. Sentivo leggero il mio passo durante il cammino e non sentivo più tensione alla schiena standomene tanto in piedi. Non ho ben chiaro il ricordo della quinta seduta. Nella sesta seduta, ricordo il lavoro svolto sul bacino le parole del rolfer sono state quelle di far respirare il bacino, oggi direi che lo scopo della sesta seduta è stata quella di lavorare sull’osso sacro e le sue relazioni con l’iliaco e il coccige e la parte superiore ed inferiore del corpo, e quindi il termine “far respirare il bacino” voleva dire che durante la respirazione il movimento della gabbia toracica e della colonna vertebrale si propagasse sul bacino e parti connesse come se fosse un’onda. La settima seduta, occupandosi della testa, collo e articolazione temporo-manibolare la ricordo in modo particolare in quanto, oltre ad aiutare il mio corpo a stabilizzarsi sempre più, è quella che coinvolge più da vicino la mia professione di odontoiatra. Problemi tra collo, torace e testa sottoforma di tensioni vengono trasferiti all’articolazione temporo mandibolare. In questa seduta si provvede a lavorare sulle fasce dei muscoli temporali in modo da metterli in equilibrio bilanciandoli a destra e sinistra. Ottava, nona seduta, cosi come la decima sono servite come chiusura a ciò che abbiamo lavorato nelle sedute precedenti.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
"... Nulla riusciva a risolvere il mio problema, così ho provato il Rolfing®. Poi, a metà del ciclo di 10 sedute, il mio mal di schiena è scomparso. Perché? Perché il mio Rolfer™ ha lavorato sul mio muscolo psoas sinistro... nel mio cervello, questo non aveva senso fino a quando non ho studiato anatomia in profondità alcuni anni dopo ... Michael Black - Certified Rolfer ™ ad Atene racconta la sua esperienza in un articolo interessante che spiega come il Rolfing® agisce, quali sono le differenze tra Rolfing® e massaggio fasciale e come possa oggi il Rolfing® divenire una opportunità professionale. Qual è la differenza tra Rolfing® e rilascio miofasciale? Il "Massaggio miofasciale" funziona in aree selezionate in cui la fascia, o tessuto connettivo del corpo, è "bloccato" o "irrigidito". Il Rolfing include elementi della stessa tecnica, ma la porta a un livello più completo. Consideriamo l'intero corpo nella foto, non solo l'area che fa male, rendendola una terapia olistica che riequilibra l'intero corpo. leggi tutto qui Fonte: https://rolfing.org/ Fonte originale: michaelblackrolfing.com Author: Micheal Black
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
IO-Pronto? Si, ciao mi chiamo ... vorrei iniziare un percorso di rolfing cosa ne dici? LUI-fantastico, tu la prossima settimana come sei messo, tipo martedì pomeriggio verso le tre? IO-veramente a quell’ora lavoro non si può fare un po’ prima? LUI-certo facciamo alle due. IO-ottimo LUI-allora a martedì. Ciao IO-ciao a martedì. Così è iniziato il mio percorso di rolfing, con una telefonata, come credo nel novanta per cento dei casi. Ma è quello che non c’è scritto che manca in questa telefonata ovvero quello che non si dice ma che si intuisce attraverso il tono della voce; dalla mia parte l’attesa, la sorpresa, il salto nel vuoto, mentre dalla sua la certezza, la sicurezza, la fermezza che ti fanno pensare: mi posso fidare. Martedì ore 13.45, come sempre sono in anticipo, aspetto in macchina? No scendo, la curiosità mi sta divorando. Percorro il vialetto fino a metà, poi giro a destra sfiorando un cespuglio di rosmarino che mi inebria la mano con la sua fragranza. Mi fermo un attimo ad annusarlo e poi entro. Una piccola sala da attesa, lui non c’è, mi siedo e come quando si entra in un posto nuovo si vorrebbe guardare tutto, l’attenzione non si focalizza su qualcosa in particolare, ma l’atmosfera è calda e accogliente, una musica di sottofondo riempie l’aria e la seggiola è pure comoda. Mi rilasso. Adesso l’attenzione cade su un deplian di Rolfing, c’è un ragazzo in piedi ritratto di lato con un filo a piombo che lo divide longitudinalmente. L’immagine è doppia, il prima e il dopo le dieci sedute. Guardo con attenzione come nel gioco della settimana enigmistica, le differenze. Vedo poco, vorrei avere occhio clinico e individuare subito i pregi e i difetti di una persona, poi l’attenzione mi cade sullo sguardo del soggetto: da spento ad acceso, da basso a diritto davanti a sé, mi accorgo delle spalle più aperte, delle gambe più dritte e della schiena più rilassata. Effettivamente le differenze non le vedevo perché non sono come quelle del gioco, da una parte c’è la mano dall’altra la mano non c’è più, le differenze sono minime il rolfing non cambia il corpo, ne modifica l’atteggiamento in relazione al mondo che lo circonda. LUI-Ciao Mi prende di sorpresa intento nei miei pensieri. IO-ciao LUI-iniziamo, che ne dici? IO-non vedo l’ora. Seduta dopo seduta mi accorgo di essere come un astronauta che sta per iniziare un’avventura dalla quale non sa cosa aspettarsi, la sete di sapere è per lui più grande della paura di non tornare (forse il paragone è un po’ forte, le sedute di rolfing non sono tanto pericolose), ma la voglia di conoscere il mio corpo e, in che modo esso possa cambiare, è la stessa: io sono un pianeta sconosciuto. Durante tutto il percorso delle dieci sedute, mi sono limitato nella mia sete di sapere, per paura di invadere troppo la sua sfera di terapeuta e per non costringerlo nel ruolo di maestro quale non era tenuto ad essere. Mi faceva camminare, mi guardava e io mi chiedevo cosa si aspettasse di vedere tra una seduta e l’altra: “Che cosa provi, come ti senti, cerca di descrivere la differenza tra prima e dopo la seduta”. Ogni volta che scendevo da quel lettino mi sentivo più leggero, più libero, più sciolto. Settimana dopo settimana le sedute volavano, mi dimenticavo del lavoro fatto la volta precedente, tra una seduta e l’altra non mi rendevo conto di ciò che stava accadendo in me, se veramente cambiava qualcosa. Camminavo, poi mi sdraiavo sul lettino e le sue mani si appoggiavano delicatamente su di me, senza impeto, con lentezza sentivo i suoi movimenti una volta sui piedi poi sulle gambe, sulle spalle e le braccia, il collo e la schiena. Devo essere sincero la cosa che più mi ha colpito è stata non una manovra fatta su di me ma una frase: “registra in te questo nuovo atteggiamento e poi fallo affiorare quando ti si presenta naturalmente nella vita quotidiana, non forzarti ma asseconda la tua voglia di stare bene”. Ecco il segreto, ognuno di noi ricerca il benessere ma spesso non sa dove trovarlo, il rolfing apre semplicemente la strada. Così sono proseguite le mie sedute, nella più completa fiducia in questa tecnica, fino a quel giorno in cui il cambiamento l’ho sentito davvero e, ormai consapevole, non ho fatto altro che assecondarlo.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Si vive sempre più a lungo e si diventa ‘anziani’ sempre più tardi. Sono sempre di più le persone che nella seconda metà della loro esistenza desiderano mantenere un buon livello di qualità della vita, una forma fisica che non condizioni le scelte, un corpo efficace, funzionale, cosicché il tempo che passa non costituisca un limite. Cosa succede, invece, a chi si lascia sopraffare dall’avanzare degli anni? Al manifestarsi dei primi problemi c’è chi smette di usare il corpo e si chiude in spazi sempre più ristretti. Questo causa movimenti ridotti, competenze, non più usate, che via via si perdono: si cammina sempre meno, percorrendo tragitti sempre più brevi; si lavora meno a tavolino, si sprofonda sul divano, spesso basso e profondo, la colonna vertebrale si incurva, cresce la pressione a livello lombo sacrale e la postura si adegua. Non solo. Man mano che il corpo non risponde con prontezza ai nostri desideri, si fa largo nella persona anziana la paura di cadere. La conseguenza che ne deriva è il guardare in terra molto più spesso, per evitare ostacoli e sentirsi più sicuri. Questo, però, mina l’equilibrio e limita la capacità di orientamento nello spazio circostante aumentando, al contrario delle aspettative iniziali, la possibilità di cadere. Proprio così: paradossalmente, la paura di cadere è all’origine di tutte le cadute! “A tutto questo il Rolfing® offre risposte efficaci, donando elasticità, equilibrio, migliorando la postura e recuperando le competenze che vanno affievolendosi in coloro che stanno vivendo la seconda parte della loro vita – spiega Rita Geirola, Rolfer™ da oltre 30 anni – Persone che si sono rivolte al Rolfing perché avevano dolori e che ora riescono a ritrovare la voglia di camminare, alzano lo sguardo da terra, ritrovano una buona visione dello spazio che le circonda, e si trovano a poter di nuovo vivere al di fuori di spazi troppo ristretti, della loro comfort zone, nella quale si erano autoconfinati. È facile intuire che le conseguenze positive non si manifesteranno solo sul corpo, ma anche sull’umore, sulla percezione di sé”. Molte le storie che hanno segnato la vita di Rolfer™ di Rita Geirola. “Tra tutte ne ricordo in particolare due: un docente universitario, che, dopo essersi sottoposto a un’operazione per applicare una protesi all’anca ha ritrovato il tono muscolare durante le sedute di Rolfing. Al punto che non ha avuto più bisogno di sottoporsi all’operazione consigliata dai medici per l’altra anca – ricorda Rita – E un commerciante in pensione di Biella. Si era rivolto a me perché non riusciva a giocare a bocce, a causa del forte dolore dovuto a una sciatalgia provocata da un’ernia al disco. Dopo sole tre sedute ha voluto interrompere il ciclo, avendo ottenuto il risultato di muoversi senza dolore, anche grazie al fatto di avere, con una certa disciplina e consapevolezza, seguito i consigli che gli avevo dato in relazione ad esercizi da fare quotidianamente per prevenire il dolore e mantenere un buon equilibrio nell’organizzazione del corpo in gravità”. “Nell’anziano – continua Rita – i processi fisici tendono a rallentare e i tempi di recupero a dilatarsi. Con le sedute di rolfing il sistema viene rivitalizzato attraverso il tocco, che aiuta a reidratare e ossigenare i tessuti, a ripristinare mobilità, a migliorare e adeguare la coordinazione sulla base del potenziale presente al momento, con il risultato di una maggiore flessibilità, endurance, e quindi energia per fare le cose che si desidera. “Molto importante è, però, prendere coscienza che l’esercizio quotidiano è fondamentale per supportare e integrare i risultati raggiunti con le sedute: ci si riappropria di parti di sé e di competenza motoria, ma questa va agita quotidianamente, con esercizi e attività che stimolino il sistema, anche grazie a esperienze condivise con altri, oltre a quelle individuali: dal camminare, al nuotare, al danzare, a frequentare corsi di Rolf Movement®, Feldenkrais, thai chi. Insomma, quello che più si avvicina alle preferenze individuali. Da non dimenticare, poi, anche attività di studio, che stimolano il cervello a rimanere attivo e impegnato”. “Ma attenzione – conclude Rita – L’attitudine e la volontà fanno la differenza nell’efficacia delle sedute: bisogna che ci sia la volontà di stare bene. Occorre una motivazione autentica e la voglia di cambiare. A qualsiasi età”.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Immagina di svegliarti al mattino e avvertirlo subito: quel dolore persistente e tirante alla schiena che ti accompagna da mesi. Hai provato stretching, massaggi, forse anche fisioterapia – ma niente sembra offrire un sollievo duraturo. Perché? Forse perché la causa principale si trova in un punto completamente diverso rispetto a dove si manifesta il dolore. È stato proprio questo che mi ha lasciato perplesso verso la fine dei miei studi in scienze motorie. Avevo imparato molto sul corpo, sul movimento e sulla terapia, ma la maggior parte degli approcci sembrava affrontare solo i sintomi. A ogni disturbo corrispondeva un esercizio specifico – ma dov’era il metodo che considerasse il corpo come un sistema veramente interconnesso? Fortunatamente, le mie ricerche mi hanno portato infine al Rolfing®. L’idea di riallineare il corpo, invece di limitarsi a correggere singole parti, mi è sembrata non solo logica, ma realmente sostenibile. Ma come funziona esattamente? E cosa rende le fasce così speciali? Fasce: molto più che involucri Già a metà del XX secolo, la Dott.ssa Ida Rolf riconobbe ciò che oggi viene salutato come una “riscoperta della medicina”: le fasce sono molto più che involucri passivi per muscoli e organi. Permeano l’intero corpo, collegando e separando le strutture allo stesso tempo, e si adattano continuamente ai nostri schemi di movimento e abitudini. Questa rete di tensione ci consente di mantenere una postura eretta con il minimo sforzo, permettendo al contempo movimenti elastici e fluidi. Le fasce non svolgono solo una funzione meccanica, ma anche sensoriale: sono ricche di recettori fondamentali per la percezione della posizione del corpo e del dolore. In particolare nei tendini, nei legamenti, nelle aponeurosi e nella fascia superficiale (fascia superficialis), si trovano molti più recettori che nei tessuti muscolari. Queste strutture conservano la nostra storia di movimento – e le nostre esperienze di dolore. Quando le fasce si irrigidiscono, possono limitare gravemente la libertà di movimento. Cicatrici, aderenze o cambiamenti tissutali legati a infiammazioni possono alterarne la struttura, portando a situazioni in cui certi movimenti non sono più percepiti o nemmeno più possibili. Maggiore libertà di movimento grazie al Rolfing Questi due fattori – tensione meccanica e consapevolezza propriocettiva – sono al centro di ogni terapia focalizzata sulle fasce. Nel corso della vita, siamo modellati dalla gravità, dalle abitudini e dalla nostra storia individuale di movimento, che ci porta inconsapevolmente a “specializzarci” in certi schemi. Questo può causare sovraccarichi asimmetrici e fastidi cronici. Ed è proprio qui che entra in gioco il metodo Rolfing: attraverso un lavoro preciso e stratificato sulle strutture fasciali, i Rolfer aiutano i clienti a liberarsi da questi schemi, riconquistando maggiore libertà nel movimento e nella postura – sia esterna che interna. La classica serie di 10 sessioni di Rolfing offre lo spazio necessario per riorganizzare in profondità gli squilibri strutturali, ridurre i sovraccarichi e instaurare cambiamenti duraturi nella percezione corporea. Molti dolori da sovraccarico si alleviano semplicemente migliorando l’equilibrio. Altri disturbi richiedono un approccio più consapevole o tecniche complementari. Ma ciò che mi affascina come operatore è che ogni processo di Rolfing è unico – ogni persona porta con sé una storia personale. Dal lavoro sul campo: quando gli schemi si trasformano Rivedo spesso, nei miei clienti, quei momenti di “aha!” che mostrano quanto il Rolfing possa essere potente: Mal di schiena: molti sono sorpresi che io non lavori direttamente sulla zona dolorante. Eppure, dopo la sessione, lo notano – il dolore si è attenuato o è sparito. Artrosi: le persone con artrosi cercano spesso di migliorare le posture compensative. Così facendo, ottengono non solo maggiore mobilità ma spesso anche una riduzione del dolore. “Ho provato di tutto!”: alcuni clienti hanno affrontato innumerevoli trattamenti senza miglioramenti duraturi. Spesso, l’integrazione di stimoli diversi in un approccio olistico fa la differenza – e all’improvviso i blocchi iniziano a sciogliersi. Più che meno dolore: molti raccontano che non è solo il dolore ridotto, ma una nuova consapevolezza corporea a farli sentire più leggeri e liberi. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Naturalmente, il Rolfing® non è una soluzione universale per ogni condizione. Ma ciò che facciamo è lavorare in modo coerente con le strutture che collegano tutti i sistemi del corpo. Ed è proprio per questo che attribuisco grande valore alla collaborazione interdisciplinare con colleghi di altri ambiti – e imparo continuamente cose nuove. È anche per questo che, dopo 30 anni di esperienza clinica, trovo ancora stimolanti le sessioni di Rolfing: ogni persona arriva con i propri schemi di movimento, le proprie asimmetrie, le strategie individuali per affrontare la gravità e l’espressione della propria postura interiore. Differenti qualità tissutali e condizioni pregresse rendono ogni sessione unica. Le prospettive e le tecniche dell’Integrazione Strutturale Rolfing mi forniscono uno strumento potente per accompagnare i clienti verso un maggiore equilibrio e una trasformazione duratura. Il Rolfing è molto più di un metodo per trattare i sintomi. È un invito a riallineare il corpo e portarlo in equilibrio – con effetti positivi su postura, movimento e consapevolezza di sé. Chi si apre a questo processo spesso sperimenta cambiamenti profondi che vanno ben oltre la semplice assenza di dolore. Autore: Dr biol. hum. Stefan Dennenmoser, Certified Advanced Rolfer® & Rolf Movement™ Practitioner, Ravensburg and Ulm Editing: Sabine Becker | Stefan Dennenmoser in Ulm | Stefan Dennenmoser in Ravensburg Fonte: https://rolfing.org/articles/blog/rolfing-more-than-fixing-whats-broken
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Stare in gravità comporta anche un buon supporto e contatto con il viscerale, ma se tale dimensione non ha avuto il tempo di maturare nella persona nella fase di prescolarizzazione avremo una tenuta e restrizione di micromovimenti e gesti; il m(ovi)mento, l'espansione del momento intimo viscerale nello spazio gravitazionale, si trasforma sempre più in azione dove il fine e/o la fine ci accelerano e proiettano fuori da noi e i limiti del momento. Nasce la celebrazione dello sforzo, della bidimensionalità vettoriale tanto cara alla nostra cultura occidentale post-industriale a discapito della sferica/multidimensionale forza di gravità. Di qui la necessità di posizionarsi orizzontalmente per recuperare la possibilità di muoversi, senza le compensazioni e vincoli che la verticalità comporta, in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo dove il contesto stimolava il movimento, prima del pensiero cosciente. È una perdita del controllo e chiara esposizione della propria vulnerabilità nel quale l´operatore Rolfing® come il maestro di arti marziali presta il suo contesto gravitazionale per protezione.....l´utero materno nel quale si annida l´ovocita per iniziare il movimento della vita. Il lavoro di architettura esperienziale incontra, si integra e dialoga con il pensiero analogico orientale e in particolare con pratiche interne quali Taijiquan, Xingyi, Yiquan, dove i concetti non sono scindibili dall'esperienza integrata dei vari sistemi dell'essere e da una trasmissione tra individui. Il vuoto e il pieno nel pensiero filosofico cinese non possono esistere indipendentemente, e interagiscono nel dinamismo. L'atteggiamento ricettivo che „sente“ queste interazioni nel corpo è esso stesso uno stato "vuoto" che riporta alla condizione embrionale, dove le polarità si manifestano spontaneamente, ridando una "verticalita" nuova all'orizzontalità riscoperta, e ritrovando una connessione Cielo/Terra diversa. Qui i parallellismi sono infiniti, come infinito e "totale" è lo stato in cui esploriamo e assaporiamo pienamente noi stessi. Info sull'autore Nicola Carofiglio: dopo aver studiato danza in Italia e in Germania, ha lavorato come ballerino e coreografo per 25 anni. Nel 2000 con la nascita di Carla e, più tardi, di Davide, ha voluto approfondire il suo percorso di esplorazione e lavoro sul corpo, attraverso la formazione Shiatzu (Terzo Livello), approdando poi al metodo Rolfing® e al Gyrotonic Expansion System®, fino ad acquisire nel 2014 la qualifica di Certified Advanced Rolfer®. Con il Rolfing® e il Gyrotonic® ha potuto continuare a sperimentare il profondo dialogo tra corpo e mente, scoprendo progressivamente che dare espressione e forma all’intelligenza creativa presente nel corpo è l’ispirazione fondamentale della sua vita. Attualmente, tra i vari lavori, sta promuovendo un workshop sull´architettura esperienziale del movimento, „Corpo Pieno Corpo Vuoto“, laboratorio di ricerca condotto assieme ad Andrea Brighi e Gianluca Ballarin.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
"La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, anche senza il supporto della vista." [fonte: wikipedia] Sotto un interessante video sugli avanzamenti scientifici della Dott'ssa Carla Stecco sulla fascia in relazione alla propriocezione. La Dott.ssa Carla Stecco (Chirurgo ortopedico, professore di anatomia umana e scienze motorie all'Università di Padova)
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
In un recente articolo pubblicato su ERA (European Rolfing Association), "What is pain?", scritto da Tim Cacciatore, PhD, e Mari Hodges, MScMed, si affronta una domanda che sembra ovvia ma non lo è: cos'è davvero il dolore? È un tema che tocca da vicino chi pratica il Rolfing®, perché capita spesso, che in uno studio, una persona arrivi con un dolore che porta avanti da mesi, a volte da anni, e se ne vada muovendosi in modo diverso, respirando più liberamente. Cosa succede davvero in quel passaggio? Per capirlo, dobbiamo prima mettere in discussione un'idea che diamo per scontata: che il dolore sia la fotografia fedele di un danno nei tessuti. È un'intuizione naturale, fa male, quindi qualcosa è rotto, e la soluzione è aggiustare quella parte. Ma decenni di ricerca sul dolore raccontano una storia più articolata. Il dolore non è la lettura diretta di un danno tissutale: è meglio descriverlo come un sistema di allarme, il cui compito è proteggere il corpo. Il danno può certamente contribuire, ma il legame è molto più libero e complesso di quanto sembri. Quando dolore e danno si separano La prova più chiara arriva da tutti quei casi in cui dolore e danno non coincidono. Pensiamo al dolore dell'arto fantasma: una persona sente male in una gamba o un braccio che non esiste più. Non è un dolore "nell'arto", che non c'è, eppure è reale, e in alcuni casi si attenua con trattamenti che agiscono sulla rappresentazione cerebrale dell'arto mancante, senza toccare il corpo. O pensiamo alla colonna vertebrale: una protrusione discale visibile in una risonanza sembra una causa evidente di dolore, e spesso viene trattata come tale. Ma la colonna cambia con l'età, quasi sempre senza conseguenze: la maggior parte delle persone senza alcun dolore al collo presenta comunque alterazioni discali simili. Struttura e dolore, insomma, non si corrispondono in modo semplice o prevedibile. Non serve nemmeno una lesione per osservarlo: la nostra esperienza del dolore cambia di ora in ora con l'umore, lo stress, il livello di attenzione, mentre i tessuti sottostanti restano identici. Un sistema che dialoga con tutto il corpo Se il dolore non è un segnale fedele che risale dai tessuti, cos'è allora? È un processo protettivo: il sistema nervoso interpreta una gamma molto ampia di informazioni legate alla sopravvivenza e alla protezione, non solo lo stato dei tessuti. Questo non significa che si possa "pensare" di uscire dal dolore, significa che il cervello integra dati che vanno dalla struttura anatomica al contesto emotivo e comportamentale. Nel passaggio dal dolore acuto a quello cronico, questo sistema di allarme può diventare sempre più sensibile e sempre meno legato allo stato reale dei tessuti: prende, in un certo senso, vita propria. Ed è qui che cercare a tutti i costi una struttura danneggiata da "trattare" può disorientare, distogliendo l'attenzione dai fattori che davvero alimentano il dolore. Il ponte con il Rolfing È esattamente in questo spazio che il lavoro Rolfing trova il suo significato più ampio. Accanto ai cambiamenti nei tessuti, nella Fascia, nei pattern muscolari, la serie delle 10 sessioni agisce anche sui processi percettivi e fisiologici più ampi coinvolti nell'esperienza del dolore. Aiutare una persona a comprendere il proprio dolore, a ritrovare fiducia nel movimento e nel proprio dialogo con la Gravità, è già di per sé parte del rimedio. Con circa una persona su cinque che convive con dolore cronico, non è un tema di nicchia: è una delle ragioni più comuni per cui le persone si rivolgono a un Rolfer®. Fonte: "What is pain?", European Rolfing Association (rolfing.org) A cura di Tim Cacciatore, PhD e Mari Hodges, MScMed, 2026.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
In un recente articolo comparso sulla rivista GEO, si parla della “scoperta” di un universo interno la cui funzione è ancora poco conosciuta. Oggetto dell’articolo è il tessuto connettivo, in particolar modo le fasce. Delle particolari guaine fibrose e biancastre che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella ricerca medico-scientifica. Numerosi sono infatti gli studiosi, che partendo da interessi differenti, ne hanno sottolineato la centralità nella genesi e nel mantenimento di diversi disturbi fisici, in particolar modo di quei fastidiosi e cronici dolori dell’apparato muscolo-scheletrico che sembrano non avere un riscontro causale nelle indagini diagnostiche tradizionali (RM, RMI, TC, RX). A parlarne, nell’articolo, è la professoressa Carla Stecco, docente di Anatomia presso l’Università di Padova. Come spesso accade, il punto di partenza è un problema personale. La docente racconta che all’età di 18 anni rimase coinvolta in un incidente stradale che le procurò una distorsione cervicale, problema che risolse con l’applicazione dei protocolli di intervento che normalmente si prescrivono in queste situazioni. Il dolore sparì, i giorni passarono e l’episodio venne archiviato come una brutta parentesi, una pagina nell’album dei ricordi della nostra vita. Con il passare del tempo, racconta la professoressa, e con l’adozione di posture sedentarie e abituali (gli studenti e coloro che lavorano dietro una scrivania hanno ben chiara questa immagine), iniziarono a comparire dei dolori inspiegabili, o almeno di intensità non giustificabile. Tutti, o la gran parte delle persone, sanno bene a cosa si riferisca la docente: quei dolori che ti spingono alla ricerca di un rimedio, che ti portano da uno studio all’altro alla ricerca di una causa ma soprattutto di una soluzione, quelle via crucis che spesso terminano contro un muro fatto da tre semplici parole “Ci deve convivere”. Questa è infatti la frase che molte persone si sentono ripetere al termine di questi pellegrinaggi della speranza su un cammino lastricato di visite mediche, farmaci, iniezioni, terapie, soldi e tempo. Ed è proprio durante questa ricerca che la dottoressa Stecco entra in contatto con un fisioterapista e per la prima volta sente il termine fascia. Nei corsi universitari, durante le dissezioni dei cadaveri, il tessuto connettivo è considerato una parte da eliminare, viene separato dagli organi e dai muscoli senza prestarvi alcuna attenzione. Esso è invece una struttura di raccordo, spiega la professoressa, “il tessuto connettivo lo troviamo ovunque, non solo nei tendini, nei muscoli e nelle cartilagini. Attraversa tutto il corpo come una rete, connettendo le diverse parti dalla testa ai piedi, dall’esterno all’interno. Avvolge e penetra tutti gli organi”. Se fingessimo di togliere tutto dal tronco, fino al tessuto connettivo, la forma umana rimarrebbe completa: ogni organo, muscolo, ogni parte rimarrebbe dov’è, vuota certo, ma comunque ben posizionata e riconoscibile. Ci sono diverse tipologie di tessuto connettivo, che si differenziano sia per il tipo di cellule che lo compongono sia per la natura della matrice extracellulare presente. La natura di questa matrice determina le caratteristiche dei diversi tipi di tessuto connettivo: si va da una matrice extracellulare fluida (sangue e linfa) in cui possono essere trasportati diversi tipi di cellule connettivali (eritrociti, leucociti, ecc.), ad una matrice solida ma lassa che prevede il passaggio dei vasi sanguigni e delle sostanze, fino ad una matrice calcificata (tessuto osseo) che permette di creare strutture resistenti. L’interesse della studiosa è attirato dal tessuto connettivo lasso, che fa parte del “tessuto connettivo propriamente detto”, caratterizzato dalla presenza di numerose cellule con tipologia variabile mentre la sostanza amorfa è povera di fibre e non particolarmente densa, si presenta vischioso ed oleoso ed è disposto tra le diverse fasce, muscoli ed organi, ma anche all’interno dei singoli strati fasciali garantendo l’autonomia dei diversi elementi. Il connettivo lasso, dice la professoressa, permette al corpo in movimento l’armonia dello scorrimento interno. I muscoli infatti sono avvolti da questo tessuto ed ogni contrazione, ogni allungamento vengono trasmessi al tessuto connettivo che accompagna il movimento rendendolo fluido e armonioso. L’ipotesi della studiosa, e di molti altri che si sono avvicinati allo studio della fascia, è che questo tessuto, così come facilita il movimento può anche ostacolarlo, o più in generale, così come è coinvolto nel mantenimento di uno stato di benessere ed equilibrio tra le parti, può anche essere causa di dolore. Soprattutto se consideriamo che l’80% delle terminazioni libere dei nervi si trova nel tessuto connettivo sottocutaneo che delimita i muscoli. La rete connettivale è quindi piena di sensori del movimento e di nocicettori (i recettori del dolore), e contribuisce anche alla propriocezione, ossia alla capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e di percepire il movimento. Gli studi sulla fascia hanno condotto gli studiosi ad ipotizzare che la causa del dolore non risieda solo nei muscoli e nelle articolazioni, ma potrebbe essere legata ad una alterazione delle fasce. Se i muscoli sono deboli, ad esempio per mancanza di movimento, il tessuto connettivo prolifera, si verifica cioè una produzione eccessiva di collagene che ne provoca l’irrigidimento. Strati rigidi e tesi causano dei blocchi, riducono l’azione lubrificante del tessuto connettivo, e questo impedisce ai vari elementi (muscoli, tendini, ecc.) di scivolare tra di loro. Questa mancanza di scorrimento limita la capacità di muoversi generando al contempo dolore. La docente nell’articolo utilizza una metafora di forte impatto, ossia paragona la fascia alla seta: immaginate due strati di seta che scorrono l’uno sull’altro, e poi immaginate la stessa operazione di sfregamento realizzata con del lino grezzo; la sensazione evocata dalla seta è quella che si ha quando le fasce sono “in buona salute”, quando si verifica una alterazione le fasce diventano come lino, fino addirittura ad incollarsi del tutto come fossero velcro. Robert Schleip, psicologo, Rolfer, biologo umano e fisioterapista, studia la fascia da anni presso il laboratorio dell’università di Ulm, in Germania. Egli sostiene, che essendo la fascia presente ovunque, un movimento del braccio si ripercuote sul piede, ossia che ogni movimento non rimane circoscritto alla sola parte che lo esegue e che in esso è coinvolta, ma si trasmette anche a zone limitrofe o molto lontane del corpo. Questo perché la fascia è come una sorta di rete che trasmette la forza meccanica in ogni punto del corpo umano. L’interconnessione delle parti spiega perché una lesione in basso può avere conseguenze in un punto più in alto del corpo. Anche in questo caso la verifica è abbastanza semplice da fare. Se cerchiamo nel nostro album mentale sicuramente troveremo il ricordo di una qualche esperienza capitata a noi o ad altri in cui, in seguito ad un problema ad un piede o ad un ginocchio, si sia manifestato un dolore alla schiena, o in cui una tensione cronica della mano abbia causato un dolore alla spalla. Queste sono situazioni di compensazione, il corpo si adatta assumendo una postura che permetta di non sentire dolore, ma con il tempo porta ad un peggioramento della situazione; ed è vero anche l’inverso, ossia una postura protratta per un lungo periodo di tempo può portare alla fissazione di una parte con una conseguente riduzione di mobilità e dolore. Le fasce, come ogni altra cosa, subiscono l’effetto del tempo diventando meno flessibili, ma sono soprattutto le micro lesioni non diagnosticate a causare dolori: distorsioni, contusioni, ferite, cicatrici post-operatorie, movimenti sbagliati…quei piccoli traumi quotidiani a cui non diamo peso, ma che con il tempo tornano a farsi sentire. Le fasce sono infatti molto sensibili sia a stimoli meccanici come l’attività fisica o la sua assenza, sia a stimoli psicologici come lo stress, e anche una errata alimentazione può influire su di esse. Una volta che questo processo “degenerativo” si è innescato, cosa possiamo fare? Robert Schleip afferma che “chi non si muove, si blocca”. L’attività motoria regolare stimola infatti il tessuto connettivo ed ha effetti anti-fibrotici: entro 72 ore dal movimento i fibroblasti iniziano a produrre nuovo collagene, e materiali molecolari, per sciogliere le catene infeltrite. Tuttavia questo lavoro di rinnovamento è molto lento e lungo, occorre infatti un anno per rinnovare metà del collagene presente nell’organismo. Solo dopo questo periodo sono riscontrabili miglioramenti nell’intera struttura corporea. Ma quando il corpo è ormai compromesso, il movimento non basta, bisogna fare di più. Ed è qui che intervengono tutti quegli approcci, spesso olistici, che agiscono sul connettivo. Come l’agopuntura, oggetto di studio della dottoressa Helene Langevin docente presso la facoltà di medicina di Harvard, a Boston. La quale ha rilevato come la torsione dell’ago nell’agopuntura classica stimoli una reazione meccanica nel connettivo facilitando l’eliminazione del collagene vecchio e la produzione del nuovo. Questo effetto anti-fibrotico si ottiene anche con i lenti e delicati allungamenti delle fasce nello yoga, o con la pressione e gli allungamenti manuali, soprattutto in quelle discipline che hanno come target il tessuto connettivo, come l’osteopatia, il massaggio connettivale, la terapia del trigger point, la manipolazione fasciale, il metodo di distorsione fasciale, e il Rolfing, già citato parlando di Schleip, che unisce alla manipolazione anche una educazione al movimento. Ispirato all’omonimo articolo comparso sulla rivista GEO. Rielaborazione e stesura a cura di Carla Ranalli, Certified Rolfer™ e Rolf Movement Practitioner
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Sono Helene, insegnate di stretching posturale, una tecnica di movimento del corpo che aiuta a ristrutturare la postura grazie a degli esercizi che mescolano contrazioni e allungamenti muscolari. E grazie al Rolfing® ho dato un senso al lavoro che sto facendo anni su me stessa. L'approccio manuale del Rolfing®, infatti, mi ha consentito di aprire, armonizzare e anche prendere coscienza di alcuni regioni del mio corpo, che fino ad allora non ero mai riuscita a raggiungere. Il ciclo delle dieci sedute ha rappresentato una liberazione per il mio corpo, che ora riesco a vivere in ogni suo aspetto. “L'approccio manuale del Rolfing® mi ha consentito di aprire, armonizzare e anche prendere coscienza di alcuni regioni del mio corpo” Questi risultati li devo esclusivamente al Rolfing® e, in particolare, come questo viene praticato dalla mia Rolfer, Camilla Gotta. Il suo modo di lavorare ha contribuito a rendere ancora più efficaci gli effetti del Rolfing® su me stessa: Camilla sa come attivare nel cliente una maggiore introspezione, è in grado di osservare il corpo con cura ed acume e possiede un 'tocco' davvero intelligente ed adeguato.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Maggio: il Rolfing ® S.I. incontra i bambini Nel giorno del compleanno della dottoressa Ida Rolf, era tradizione aprire i propri studi per accogliere quei bambini interessati a scoprire i benefici del Rolfing. Quest'anno vogliamo riportare alla luce questa bella iniziativa. La giornata è rivolta a bambini da 1 a 10 anni. I Rolfer che aderiscono all’iniziativa faranno colloqui e brevi sedute. L'iniziativa è gratuita ma occorre prenotarsi telefonando direttamente al Rolfer a te più vicino. Ti aspettiamo! Scrivi a [email protected] per conoscere il Rolfer a te più vicino oppure scarica l'allegato.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Assumi una postura perfetta con il Rolfing®! Il Rolfing® è il metodo olistico sempre più utilizzato da professionisti, attori, performer, che hanno necessità di avere una postura perfetta, armonica ed efficiente. Questo esclusivo metodo, apporta benefici immediati all'intero corpo umano ed è capace di risolvere svariate problematiche derivanti da una postura scorretta. Ciò è reso possibile grazie alla plasticità del tessuto connettivo che permette al corpo di cambiare forma! Il Rolfer™ Attraverso il tocco sensibile e deciso, libera il corpo dalle sue restrizioni e riallinea la postura rispetto al campo di gravità, rendendola al contempo più armonica ed equilibrata. SCOPRI COME FUNZIONA Ridona Armonia e Equilibrio al tuo corpo con il Rolfing Il Rolfing® lavorando su tutto il corpo porta ad una incisiva correzione della postura fin dalla prima seduta; tessuti e muscoli tesi o viziati spesso costringono il nostro corpo ad assumere posture inefficaci. il metodo Rolfing®, a differenza di un tradizionale massaggio, lavora attraverso l'intero corpo, agisce in profondità sul tessuto connettivo e "rieduca" il tuo corpo restituendoti una immediata sensazione di benessere e una migliore postura fin da subito. PRENOTA UNA SEDUTA CONTATTA SUBITO IL ROLFER PIU' VICINO A TE! In italia sono presenti numerosi Rolfer™ Certificati ed Autorizzati che operano attivamente in tutte le regioni italiane, trova il rolfer™ più vicino a te e richiedi un primo incontro non impegnativo per comprendere come migliorare la tua postura e renderla perfetta! TROVA UN ROLFER™
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Oggi celebriamo il 127° Anniversario di Ida Pauline Rolf! Oggi vogliamo festeggiare una donna straordinaria che ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo del benessere e del movimento: Dr. Ida P. Rolf. Nata il 19 maggio 1896, fondatrice del metodo Rolfing, che con le sue intuizioni ha trasformato la vita di molte persone in tutto il mondo. Con la sua visione e la sua dedizione, la dr. Ida P. Rolf ha sviluppato un approccio olistico unico che ha rivoluzionato il modo in cui comprendiamo il nostro corpo e la sua connessione con la nostra salute e il nostro benessere. La sua visione rivoluzionaria sull'importanza della Fascia nel nostro corpo [oggi comprovata da sempre più numerose ricerche scientifiche] ha aiutato innumerevoli persone a liberarsi da tensioni, dolori e limitazioni, migliorando la loro postura, il movimento e l'equilibrio globale. A 127 anni dalla sua nascita, celebriamo l'eredità di Ida P. Rolf e il suo impatto duraturo sulla nostra comprensione della fascia e del corpo umano. Riconosciamo il suo ruolo di pioniera nel diffondere la consapevolezza sulla fascia e nel fornire una base teorica per il metodo di lavoro corporeo che continua ad ispirare sempre più professionisti nel campo del benessere. Che sia attraverso le mani di un Rolfer® o l'influenza dei suoi insegnamenti, l'eredità di Ida P. Rolf vive attraverso ogni persona che ha sperimentato la trasformazione e la libertà che l'Integrazione Strutturale può offrire. Anche quest'anno celebriamo la vita di Ida P. Rolf, la sua straordinaria visione e il suo contributo senza tempo alla nostra comprensione del corpo e del benessere. Rendiamo omaggio a questa pioniera nella ricerca sulla Fascia e rinnoviamo il nostro impegno a vivere in armonia con il nostro corpo, la mente e lo spirito. Un giorno importante per tutti i Rolfer® In occasione del compleanno della dott.ssa Ida Pauline Rolf, fondatrice del metodo Rolfing®, in contemporanea con i Rolfer™ di tutta Europa, da oggi fino alla fine di Maggio, molti Rolfer™ italiani iscritti all'Associazione Italiana Rolfing®, proporranno iniziative e promozioni per ritrovare il proprio benessere e ripartire con più energia, equilibrio ed dinamismo. Vi invitiamo dunque a contattare il Rolfer a voi più vicino per scoprire quali iniziative ha riservato per voi in questo periodo. Sconti, promozioni, studi aperti e tante altre attività locali sono attive per favorire il vostro benessere e perpetuare il ricordo della dr. Ida P. Rolf Inizia da qui Trova il Rolfer a te più vicino attraverso il tool di ricerca presente nella sezione "Trova un Rolfer" di questo sito, chiama il +39 337 222627 oppure invia una e-mail alla nostra segreteria per essere orientato verso la scelta migliore alle tue esigenze! TROVA UN ROLFER CHIAMA INVIA UNA E-MAIL
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Immagini dinamiche Esami elettromiografici dimostrano una diversa intensità e cronologia dell'attivazione muscolare, a seconda di come uno stesso tipo di movimento venga pensato, organizzato ed eseguito. Le indagini rivelano anche una diversa stabilità e forza, se le direzioni del movimento si proiettano nello spazio. Ad esempio, un braccio sollevato davanti a noi, resisterà meglio ad una pressione esercitata dall'alto, se, distendendo le dita, immaginiamo che dai polpastrelli escano dei fasci di luce che prolungano nello spazio la direzione data dalle dita; risulterà invece più debole se non si attiva la proiezione. Ben radicati, proiettarci oltre i confini della materia corpo ci espande e rende forti. Gli orientali "evocano" e si relazionano, durante le classi di pratiche del corpo, a diverse immagini, che diventano supporto per il movimento e lo modificano profondamente. Nelle tradizioni orientali, le meditazioni, le forme, le posizioni e le sequenze di movimento sono designati con nomi di animali, paesaggi, movimento degli astri etc. Anche nella danza contemporanea si usa offrire agli studenti "immagini dinamiche", che aiutano il corpo a trovare soluzioni e organizzazioni nuove di movimento. I circensi e gli acrobati, per spiccare il volo, pensano di voler saltare più in alto della loro effettiva meta, e gli sportivi, per ottenere migliori risultati, usano tecniche basate su principi simili. Nel Rolfing® e nel Rolf Movement, utilizziamo "immagini" per risvegliare i sensi. Questi giocano un ruolo importante per attivare l'orientamento verso la terra, che ci sostiene e verso lo spazio, che ci incuriosisce ed interessa, perché è lì che troviamo "l'altro", ossigeno, cibo, acqua, luce, indispensabili al nostro "stare in vita". La motivazione (vocabolo, che etimologicamente, riporta al concetto del moto) a spostarsi nasce, spesso, dalla necessità di relazionarsi con ciò che abita l'universo esterno al corpo. Osservando i bambini, è evidente che il motore del movimento è il voler raggiungere un oggetto/gioco/seno materno, con gli occhi, la bocca, la mano; è così che si sviluppa il tono muscolare, il sistema motorio e nervoso. L'evoluzione è una risposta al bisogno, alla necessità, alla motivazione. Respirare, immaginando un profumo da noi preferito, può davvero modificare quel sistema complesso, che è l'atto di inspirare, per esempio. Muoversi, immaginando di volersi spostare al sole, per riceverne calore sulla pelle, è ben diverso dal muoversi, con l'indicazione di spostarsi secondo una coordinata spaziale, come destra, sinistra, avanti, indietro, giù e su. L'immagine dinamica serve e nutre il movimento. Non siamo essere bipedi, perchè più di 200.000 anni fa un istruttore di posturale ci indicava di stare dritti con la schiena. Le tesi e le ipotesi sono molteplici; certamente, sia la necessità di coprire maggiore spazio con lo sguardo, per controllare il territorio circostante, sia l'esigenza di agevolare gli arti anteriori, sgravando gli stessi dalla funzione di sostegno, per poter meglio interagire manualmente con le cose, sono entrambi aspetti, che hanno giocato un ruolo importante nella conquista della posizione bipede eretta. Osservando gli animali, si nota che nell'atto di orientarsi "sollevano i sensi", li dirigono verso l'esterno, si raddrizzano per registrare ciò che accade attorno, specie se, per esempio, un suono o un odore attirano la loro attenzione, minacciando la loro sicurezza. Quando c'è orientamento, l'organizzazione del sistema motorio diventa efficace, il corpo sveglio, più elastico e pronto ad adattarsi e a muoversi, senza superflua tensione. Il Rolfing® tende a migliorare la stabilità dove è mancante, e lo fa, appunto, anche vivificando "il senso degli orientamenti". La ricerca dell'equilibrio, tra stabilità e mobilità, è uno degli obiettivi del Rolfing® e del Rolf Movement ed è, anche, alla base di ricerche e metodologie sul movimento, alle quali molti professionisti della danza si rivolgono, come Bartenieff Fundamentals, Contact Improvisation, Release technique, Feldenkrais, Body Mind Centering. Conclusioni Ben orientato e ben integrato, il corpo cerca la coordinazione migliore. Il presupposto, per un movimento efficace e armonico, è il buon orientamento tra terra e cielo, e non c'è da stupirsi: siamo esseri, che vivono tra terra e cielo. Riscoprire-costruire, ogni volta, il giusto orientamento ci rende pronti al movimento, sensibile e cosciente. Il danzatore sottopone a stress prolungati muscoli e articolazioni; l'integrazione Strutturale/Rolfing® è un valido strumento, che lo educa a prendersi cura di sé e lo aiuta, quindi, a prevenire disagi, che potrebbero compromettere la sua l'attività. I diversi danzatori, che si rivolgono ai Rolfer, nonostante siano già ben allenati a "sentirsi", trovano il Rolfing® un metodo apprezzabile, che modifica il modo di essere nello spazio e nel tempo, che offre una visione del corpo speciale e che merita di essere presa in considerazione. Autore:Anna Paola Bacalov Danzatrice, coreografa e Certified Rolfer™ *Il pensiero contenuto nell'articolo scaturisce dall'esperienza, dall'apprendimento e dalla riflessione personale sulla danza, sul Somatic Experiencing e sul Rolfing® FONTI H. Godard*, C. Pirovano∞, L. Bedodi∞∞, A. Cola∞∞, G. Galperti∞∞, R.Sensi∞∞ and G. Martino∞.† †* Universite de Paris VIII Saint Denis.† †∞ METIS - Medicine and Memory - International Center of Studies and Therapies for Women's Health - Milan.† †∞∞ Rehabilitation Dept. - National Cancer Institute - Milan.† ††REFERENCES† ††1. Martino G., Prevenzione e terapia degli esitt. In U. Veronesi (Ed.) : Manuale di senologia oncologica. Milano: Masson, 1993, pp. 431442.† ††2. Martino G.,II recupero del paziente oncologico: aspetti psicologici e riabilitativi.†In G. Beretta, E. Ghislandi, G. Luporini, A. Scanni (eds.) Atti del XV Corso di Aggiornamento in Oncologia Medica. Milano, 2629 giugno 1994. Milano: AIOM, 1994, pp. 439443.† † 3. Merson M.. Pirovano C., Balzarini A., Luini A., Biasi S., Galimberti V., Genitoni V., MuscoUno G., Veronesi P., The preservation of minor pectoralis muscle in axillary dissection for breast cancer: functional and cosmetic evaluation. Eur.J. Surg. Oncol. 18, 215218, 1992.† ††4. Godard H., Le geste manquant.†In: Revue Internationale de Psychanalyse, Etats corps, Ed. èrès, Paris, 5, 1994, pp. 6375.† † 5. Lee D.N., On the functions of vision. In: H. Pick and E. Saltzman (Eds.): Modes of perceiving. Hillsdale, N.J.: Lawrence Erlbaum Associates, 1978.† † 6. Fitch H.L., Tuller B., Turvey M.T., The Bernstein Perspective: III. Tuning of Coordinative Structures with Special Reference to Perception. In J.A. Scott Kelso(ed.) Human Motor Behaviour: An Introduction. Hillsdale, N.J.: Lawrence Erlbaum Associates,1982.† † 7. Damasio A. R., L'erreur de Descartes, Editions Odile Jacob, Paris, 1995.† † 8. Edelman G. M., Biologie de la Conscience, Editions Odile Jacob, Paris, 1992† † 9. Reed E. S., An Outline of a Theory of Action System, Journal of Motor Behavior, Vol.14 No 2, 98134, 1982.† † 10. Wall J.T., Kaas J.H., Sur M., Nelson R.J., Felleman D. J. and Merzenich M.M., Functional reorganization in somatosensory cortical areas 3b and 2 of adult monkeys after median nerve repair: possible relationships to sensory recovery in humans. J. Neuroscience 6, 218233, 1986.† † 11. Merzenich, M.M., Recanzone, G. H., Jenkins, W.M., and Nudo, R.J. How the brain functionally rewires itsef in Arbib, M.A., Robinson,J.A. :Natural and Atipical Parallel Computation MitPress Cambrige* 1990 , pp 177210.† † 12. Weisendanger M., Contrˆie cortical des mouvements et règulation par les affèrences proprioceptives, Journal de physiologie, Paris, 1976.†
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
"Devi ottenere un nuovo modello che sia dinamicamente appropriato al movimento del peso. Al momento in cui usi la parola movimento con la parola peso, ti rendi conto che sei di nuovo alle prese con la gravità. Non puoi sfuggirle. Ora spero che questo ti dia qualcosa su cui meditare. Perché a meno che non si intrecci con il tuo pensiero, non diventerai mai Rolfers, farai manipolazioni, ma i Rolfers lavorano con la gravità." Questo principio è la base su cui si fonda il Rolf Movement™, un approccio che cerca di armonizzare i nostri movimenti corporei con la gravità. Il pensiero di Ida P Rolf, relativo al Rolf Movement, ha compiuto i primi passi negli anni '70 presso il Dr. Ida Rolf Institute® a Boulder, in Colorado, sotto la guida di Ida P. Rolf, la creatrice dell'Integrazione Strutturale Rolfing®, stessa. Il concetto dietro a questo approccio innovativo era quello di estendere le trasformazioni ottenute attraverso le manipolazioni manuali del Rolfing alle attività quotidiane, sfruttando il potenziale di supporto della gravità. Come disse Ida Rolf, "la forza che non si traduce in movimento non scompare semplicemente, ma si dissipa causando danni alle articolazioni, ai muscoli e ad altre parti del corpo." Con questo in mente, il Rolf Movement mira a liberare la grazia naturale del movimento, impedendo la dispersione inutile della forza che potrebbe danneggiare il nostro corpo La Dott.ssa Ida Rolf comprese l'importanza del movimento nel mantenere un corpo in equilibrio. Sviluppò esercizi fondamentali, come rotazioni di gambe e braccia, per facilitare il movimento fluido e promuovere la consapevolezza di sé. Riconoscendo l'importanza del movimento, Ida Rolf coinvolse danzatori affidabili per sviluppare una formazione completa per i Rolfers®. Collaborando con ballerini ed educatori del movimento, Ida Rolf creò una formazione di Rolf Movement che completa il lavoro strutturale manuale. Il suo metodo manuale facilita importanti cambiamenti strutturali in un periodo relativamente breve, conferendo a chiunque una sensazione di centratura, coerenza somato-psichica e una sensazione di ampiezza e leggerezza avvertita nei movimenti più semplici come camminare e respirare. Tuttavia, lavorare sul sistema fasciale non è una panacea. Mentre la maggior parte delle persone che si avvicinano alle sessioni di Rolfing sente il bisogno di essere incontrata, assicurata, contattata da un tocco specifico che fornisce una sensazione di spazio interiore libero da vincoli articolari, altre persone sentono il bisogno di essere assicurate e orientate quando eseguono i loro movimenti nello spazio. Con l'avanzare della nostra comprensione del movimento, si è evoluta anche l'idea di Rolf Movement, integrando nuove intuizioni nella formazione. Nel tempo dunque, il Rolf Movement ha subito numerose modifiche. Ne è un esempio l'introduzione del concetto di Funzione Tonica da parte di Hubert Godard, un ballerino e Rolfer. Quest'idea rivoluzionaria prende in considerazione il mantenimento della posizione eretta del nostro corpo nel campo gravitazionale, offrendo nuove intuizioni sull'allineamento e sul movimento. Il Rolf Movement™ aiuta a cambiare la nostra coordinazione del movimento in modo benefico. È un processo di apprendimento su come tenere conto del nostro sistema orientativo che attiva i nostri sensori di gravità mentre ci muoviamo. Impariamo la legge naturale della biomeccanica del nostro organismo quando si muove e impariamo inoltre a tenere conto delle nostre percezioni e del modo in cui reagiamo ad esse. Il Rolf Movement può essere praticato sia individualmente che in gruppo. Le sessioni individuali offrono attenzione personalizzata, mentre la dinamica di gruppo favorisce intuizioni condivise e una sicura crescita reciproca. Che sia individualmente o collettivamente, l'obiettivo è quello di potenziare gli individui migliorando le scoperte sensoriali, per affrontare le sfide della vita con nuove opzioni di movimento. Oggi, il Rolf Movement è una formazione specializzata offerta dal Dr. Rolf Institute® Europe ed in Italia da Formazione Rolfing (ndr). Offre tempo per l'autoesplorazione e la comprensione di ciò che impedisce il movimento fluido ed espressivo in noi stessi e nei nostri clienti. Articolo Originale: https://rolfing.org/articles/blog/genesis-rolf-movement?ra Author: France Hatt-Arnold – Switzerland - Certified Rolf Movement™ Instructor and Certified Advanced Rolfer® Photo: Aziz Acharki on Unsplash
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Dare forma al proprio benessere con il Rolfing® significa ripristinare il funzionamento armonico del proprio corpo attraverso il tocco sensibile e deciso del Rolfer®, liberando il corpo dalle sue restrizioni e riallineando la tua postura rispetto al campo di gravità, rendendola al contempo più armonica ed equilibrata. "Quando il corpo riesce a lavorare in modo appropriato, la forza di gravità può fluire attraverso di esso. Quindi spontaneamente il corpo guarisce se stesso" (Dr. Ida P. Rolf) Con l'arrivo dell'Autunno tornano anche i dolori di sempre: mal di schiena, mal di collo, mal di gambe, spesso si assiste ad un calo delle performance atletiche e il corpo appare meno elastico. Grazie al Rolfing puoi: Aumentare il benessere individuale Rendere il movimento più fluido ed efficiente Migliorare la consapevolezza del tuo corpo Utilizzato come metodo di integrazione strutturale da numerosi professionisti dello sport, della danza, del canto e della musica in genere, il Rolfing permette anche di portare le proprie prestazioni ad un livello successivo limitando e/o prevendendo condizioni di stress eccessive e facilitando il recupero post-traumatico. Qual'è il primo passo per star bene? Volerlo! Chiama il Rolfer Certificato e autorizzato più vicino alla tua città e richiedi un primo incontro, solitamente non impegnativo; puoi trovarlo in autonomia con il toolkit "Trova un Rolfer" oppure contattandoci per essere poi indirizzato dalla nostra segreteria. Inizia oggi il tuo percorso di benessere: TROVA UN ROLFER CHIAMA INVIA UNA E-MAIL
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Il Rolfing® è molto più che una rimessa a nuovo del corpo e della postura. Non offre solo una migliore forma fisica o una performance più efficace, ma una visione integrata della persona nel suo rapporto con il mondo e ne affina la consapevolezza. “La visione olistica del Rolfing è comune a tante pratiche di consapevolezza corporea che sono nate nel XX secolo in Occidente - spiega Carla Bottiglieri, Rolfer di Salerno, che da anni approfondisce e sperimenta pratiche somatiche come il Body-Mind Centering, di cui ha seguito la formazione come insegnante, il metodo Feldenkrais, il Continuum, l’Ideokinesis, e l’analisi del movimento attraverso l’insegnamento di Hubert Godard - Nel secondo dopoguerra, in particolare negli Stati Uniti, c’è stato un fiorire di nuovi approcci che tentavano di superare l’eredità positivistica e meccanicistica che nella modernità occidentale aveva prodotto la dicotomia tra il corpo e la ‘mente’, così come tra individuo e ambiente. È interessante considerare come tanti metodi oggi diffusi nella sfera del benessere e dello sviluppo personale, si siano influenzati l’un l’altro, raccogliendo ricerche ed esperienze condotte da singoli ‘pionieri’, tanto nel campo dell’educazione e della terapia che della psicologia umanistica”. SOMATICA Il termine “Somatica” è stato introdotto negli anni Settanta da un filosofo statunitense, Thomas Hanna, per riconoscere una matrice comune a un insieme di tecniche, approcci e filosofie che si discostavano dalle psicoterapie e dalle fisioterapie tradizionali nel loro attribuire al corpo un senso nuovo. È questo il senso del termine “soma”, che Hanna ha proposto (forzando intenzionalmente un’etimologia di tradizione greco-giudaica) per definire il corpo vivente e vissuto in prima persona, senziente, cosciente. Una delle culle della Somatica è stata senz’altro l’Esalen Institute, inizialmente un centro di ritiro fondato negli anni Sessanta a Big Sur, in California, per favorire l’incontro tra filosofie e spiritualità orientali e occidentali, e l’elaborazione di un’educazione umanistica alternativa. L'Istituto è stato lo sfondo culturale che ha nutrito sperimentatori, artisti, scienziati e un luogo di richiamo per visitatori in fuga dalla quotidianità, tra cui personaggi celebri come Bob Dylan, Ansel Adams, Deepak Chopra. “Già riconosciuta per la sua ricerca originale, Ida Rolf ha frequentato e insegnato a Esalen in un periodo particolarmente ricco di scambi e di dialoghi tra esponenti di diverse correnti umanistiche: dalla terapia Gestalt, alla Bioenergetica, alle terapie corporee Neo-Reichiane, fino a metodi somatici come il Feldenkrais, la Sensory Awareness, o più tardi il Body-Mind Centering e il Continuum – per citare altri approcci della “famiglia” somatica – continua Carla Bottiglieri - È in questo contesto che la Rolf ha ulteriormente consolidato la sua visione originale del corpo nel rapporto con la gravità e lo spazio, in una prospettiva più larga, dove si integrano psiche, affettività, socialità”. “Il tocco della l'Integrazione Strutturale Rolfing® è dunque un invito affinché il corpo trovi delle sensazioni che gli permettano di abitare in modo diverso l’ambiente, è un vettore di stimoli ambientali, di contatti con il mondo che troppo spesso vengono alterati o ‘perduti’, riducendo e impoverendo la sensibilità, la percezione, il sentire stesso - per dirla con Hubert Godard, ‘producendo dei buchi neri percettivi’, e quindi anche degli spazi d’azione assenti – conclude - Le sedute di Rolfing permettono di reintegrare le alterazioni per ritrovare il rapporto pieno con il mondo che si era ristretto e di un corpo che si era avvitato su se stesso”. Maggiori Informazioni su Carla Bottiglieri qui.
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
La ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Applied Ergonomics (PMID: 41124790) e disponibile sulla National Library of Medicine, conferma un principio caro a chi pratica il Metodo Rolfing®: la staticità è una sfida per il nostro corpo, mentre l'equilibrio dinamico è la chiave per la salute della nostra struttura. Lo Studio La ricerca ha coinvolto 56 lavoratori d'ufficio affetti da dolore lombare cronico, monitorati per tre mesi. L'obiettivo era confrontare l'efficacia di due diversi approcci nell'uso delle scrivanie "sit-stand" (regolabili in altezza): Rapporto Fisso: un'alternanza rigorosa di 30 minuti seduti e 15 minuti in piedi. Rapporto Personalizzato: basato sull'autoregolazione o sulla comparsa di fastidio. I risultati hanno evidenziato che i partecipanti che hanno seguito il rapporto fisso (30:15) hanno ottenuto i benefici più significativi: Riduzione del dolore: Una netta diminuzione sia del dolore acuto che di quello medio quotidiano. Benessere lavorativo: Miglioramenti misurabili nei livelli di stress correlato al lavoro, nella concentrazione e nella produttività (presentismo). Aderenza: Il protocollo strutturato è risultato più facile da seguire e più accettabile nel lungo periodo rispetto alla semplice autoregolazione. Perché questo è importante per la comunità Rolfing? Sebbene lo studio si concentri sull'uso di strumenti ergonomici, le conclusioni avvalorano scientificamente l'approccio del Rolfing® all'integrazione strutturale: Il corpo è progettato per il movimento. Lo studio dimostra infatti che non esiste una "posizione perfetta" statica, ma che il benessere deriva dal cambiamento consapevole di postura. Il fatto che il rapporto fisso abbia superato quello personalizzato (spesso basato sulla reazione al dolore già presente) suggerisce che una struttura corporea educata a muoversi ritmicamente previene l'insorgenza del disagio prima che diventi cronico. Il miglioramento della concentrazione e la riduzione dello stress confermano come l'organizzazione fisica della persona influenzi direttamente la sua qualità della vita e le performance cognitive. Questa evidenza scientifica rafforza il valore del nostro lavoro come Rolfers: educare le persone non solo a stare "dritti", ma a vivere in un corpo capace di adattarsi, muoversi e trovare spazio e libertà anche negli ambienti di lavoro più sfidanti. Il Rolfing ci insegna ad abitare il corpo in modo dinamico; la scienza oggi ci conferma che questo ritmo è la condizione migliore per la nostra schiena. Riferimento bibliografico originale: Brakenridge CL, et al. Do fixed or personalised sit-stand desk ratios improve lower back pain? A randomised trial. Appl Ergon. 2026 Feb;131:104670. Link PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41124790/
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Nel panorama delle scienze del movimento applicate allo sport agonistico e professionale, l’attenzione si sta spostando con decisione dalla sola capacità contrattile del muscolo all'efficienza sistemica del tessuto connettivo. La performance di un atleta ai massimi livelli, specialmente in discipline invernali caratterizzate da forti carichi eccentrici e vibrazioni ad alta frequenza, dipende direttamente dalla capacità dei tessuti di gestire lo stress meccanico e metabolico. In questo contesto, l'organizzazione strutturale emerge come la variabile determinante. Microemodinamica e Fascia Toracolombare: Le Nuove Evidenze Uno studio cruciale condotto da Andreas Brandl e Robert Schleip (2023), pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, ha fornito prove quantitative di come il trattamento dei tessuti molli influenzi la biologia locale. La ricerca si è concentrata sulla fascia toracolombare, identificata non più come un semplice involucro inerte, ma come un organo sensoriale e metabolico densamente innervato. I risultati dello studio hanno evidenziato che interventi di rilascio miofasciale inducono un aumento della microcircolazione del 31,6% nell'immediato, che sale al 48,7% dopo 60 minuti. Per l'atleta, questo dato rappresenta una svolta: una microcircolazione efficiente previene l'ipossia tissutale e l'infiammazione cronica di basso grado, fattori che spesso portano all'attivazione dei nocicettori e al decadimento della precisione motoria. Morfologia Tissutale e Trasmissione della Forza Il rigore scientifico della ricerca moderna permette oggi di mappare l'organizzazione del collagene tramite ecografia ad alta risoluzione. Lo studio di Brandl et al. ha stabilito una correlazione diretta tra la morfologia del tessuto e la risposta circolatoria: soggetti con una fascia classificata come "organizzata" (strati distinguibili, bordi netti e lineari) presentano risposte emodinamiche significativamente superiori rispetto a chi presenta tessuti disorganizzati o fibrotici. In termini di performance, una fascia disorganizzata agisce come una barriera fisica che comprime i piccoli vasi sanguigni e impedisce lo scivolamento dei piani tissutali. Il Rolfing® interviene precisamente su questa architettura, favorendo il rimodellamento della matrice extracellulare. Come documentato nel SFI Journal (Giugno 2024), il recupero della capacità di scorrimento riduce la rigidità muscolare e ottimizza la soglia del dolore alla pressione, permettendo all'atleta di mantenere una biomeccanica efficiente anche sotto fatica estrema. Il Modello di Tensegrità nella Performance Dinamica L’approccio strutturale introdotto da Ida Pauline Rolf trova oggi conferma nel modello biomeccanico della tensegrità (integrità tensionale). Le ossa sono elementi di compressione sospesi in una rete continua di tensioni fasciali. Se questa rete è priva di restrizioni, la forza generata dai motori muscolari viene trasmessa in modo istantaneo e fluido. Nello studio citato, è stata osservata una riduzione della discrepanza funzionale della lunghezza degli arti e un miglioramento dell'allineamento della colonna, parametri che influenzano direttamente la distribuzione dei carichi e la prevenzione del sovraccarico funzionale. L'integrazione strutturale, dunque, non si configura come un intervento sintomatico, ma come una disciplina di ottimizzazione che mira a rendere il corpo un sistema metabolicamente efficiente e meccanicamente coerente, presupposti indispensabili per qualsiasi obiettivo agonistico. Fonti Scientifiche Primarie Brandl, A., & Schleip, R. et al. (2023). "Immediate Effects of Myofascial Release on Lumbar Microcirculation and Thoracolumbar Fascia Morphology". Schleip, R. (2023). Riferimenti tratti dal libro "Fascia in Sport and Movement". Schleip, R. (2024). Approfondimento sui meccanismi di microemodinamica fasciale pubblicato sul Structure, Function, Integration (SFI) Journal, Vol. 52, No. 1. Riferimenti Storici e Professionali James, H. G. (2024). "Honoring Helen 'Jimmer' James: Fascia researcher, Rolfer to Olympians". Articolo biografico e clinico nel SFI Journal, Vol. 52, No. 2
Associazione Italiana Rolfing® - Integrazione Strutturale Rolfing®
Per un danzatore, il corpo non è solo uno strumento, ma il fulcro della propria espressione e identità professionale. Anni di studio, prove e performance modellano una comprensione profonda e vissuta del movimento, dello spazio e delle risposte fisiche. Questa eredità di consapevolezza non svanisce con la fine della carriera agonistica o scenica, ma può evolversi in un nuovo percorso professionale: quello di Rolfer. L’intelligenza del corpo in movimento Come evidenziato nell'articolo originale "A Professional Pathway for Dancers" pubblicato su European Rolfing Association (ERA), molti professionisti della danza si avvicinano al Rolfing® Structural Integration inizialmente come clienti. In questo incontro, scoprono una precisione percettiva che non aggiunge semplicemente "qualcosa di nuovo", ma chiarisce e riorganizza ciò che è già presente. Il movimento diventa più fluido, l'orientamento spaziale più nitido e lo sforzo meglio differenziato. Jennifer-Lynn Crawford, danzatrice e Rolfer, descrive così questo passaggio: “Sono arrivata a un punto della mia carriera di ballerina in cui avevo domande a cui la danza da sola non poteva più rispondere. L'Integrazione Strutturale Rolfing ha aperto una porta verso un tipo di movimento che stavo cercando – radicato nella percezione, nel tocco e nell'esperienza vissuta.” Un ponte verso una nuova professionalità Diventare un Certified Rolfer® permette ai danzatori di restare connessi al mondo della danza, spostando il focus dalla performance all'accompagnamento del corpo altrui. Non si tratta di un cambio di rotta, ma di un'estensione del proprio percorso. Molti Rolfer® con un background coreutico collaborano oggi con scuole di danza e compagnie, parlando la stessa lingua dei loro clienti e comprendendo dall'interno le sfide fisiche della disciplina. Il Rolfing non agisce su aree isolate, ma considera l'essere umano nella sua interezza in relazione al campo gravitazionale. Secondo Hubert Godard, danzatore e Certified Rolf Movement™ Instructor, “La gravità non è una forza astratta fuori di noi, ma una guida fondamentale che usiamo inconsciamente per orientare tutti i nostri movimenti”. Questo approccio trova riscontro nelle ricerche contemporanee sulla fascia come organo sensoriale e sulla biomeccanica. Ricercatori come Robert Schleip e la dottoressa Carla Stecco hanno ampiamente documentato come il sistema fasciale influenzi la postura e la coordinazione (Fonte: Journal of Bodywork and Movement Therapies; Structure, Function, Integration Journal). Fonte originale: "A Professional Pathway for Dancers", European Rolfing Association (ERA).














